As originally published by we-wealth.com. Written by Thomas Schneider, Partner at Isomer Capital. 

 

Il settore tecnologico europeo sta battendo vari record, sia in termini di creazione di nuovi unicorni sia in termini di exit. Attenzione però a mantenere una disciplina negli investimenti, soprattutto tenendo conto dei prezzi di entrata

L’ecosistema tecnologico europeo continua a sorprendere. I cambi di abitudini avvenuti durante la pandemia hanno agito come catalizzatore sull’adozione di nuove tecnologie e modi di consumo. Questo ha portato il settore tecnologico europeo a battere vari record, sia in termini di creazione di nuovi “unicorni” (società valorizzate oltre 1 miliardo di dollari) che in termini di “exit”, ossia eventi societari che permettono agli investitori esistenti di ricevere liquidità dal loro investimento (tipicamente operazioni di acquisizione o introduzione in Borsa).

Questa esuberanza del settore, chiaramente, ha avuto anche un impatto sulle valorizzazioni. Un maggior numero di investitori, soprattutto dall’estero, vuole partecipare al dinamismo di quest’ecosistema, spingendo così al rialzo le valorizzazioni delle società innovative.

Nel 2020, PitchBook stima che l’Europa abbia creato 8 nuovi unicorni durante l’anno. Soltanto nella prima meta del 2021, PitchBook ne conta 23 supplementari. Tramite i nuovi “laureati”, si può citare Sorare, società francese che propone un gioco di fantasy football basato sulla blockchain, o Personio, società tedesca che propone un software di risorse umane. Questa crescita delle imprese europee con valorizzazioni importanti non è passata inosservata dagli investitori esteri, che, già l’anno scorso, rappresentavano oltre la meta degli investimenti nei round di finanziamento delle startup europee. Secondo nuovi dati emersi da Dealroom, l’Europa avrebbe oggi creato più unicorni che la Cina.

In termini di liquidità per gli investitori, il 2021 è già un anno record. Se si analizza l’ultimo decennio, l’anno record era stato il 2018 con un valore cumulato di exit corrispondente a 43,1 miliardi di dollari, considerando anche le introduzioni in Borsa di Spotify e Adyen rispettivamente per circa 30mila e 7 mila miliardi di dollari. Durante la prima meta del 2021, il valore cumulato delle exit ha raggiunto 46,8 miliardi di dollari ma ci sono ancora 6 mesi di exit da contabilizzare. Quest’anno ci sono state Ipo molto importanti: possiamo citare le quelle di Deliveroo, Darktrace e Transferwise su Londra, l’Ipo di Acast a Stoccolma o Kahoot! a Oslo, Believe a Parigi e Auto1 a Francoforte. Tutte queste operazioni hanno permesso agli investitori storici di vendere le loro partecipazioni in Borsa, con spesso delle performance e rappresentando un multiplo importante rispetto all’investimento iniziale.

Questo entusiasmo ha però avuto un effetto significativo sulle valorizzazioni delle società innovative, soprattutto nella parte late stage (ultimi round di finanziamento prima dell’Ipo o altro tipo di exit). Sempre guardando ai dati di PitchBook, le valorizzazioni medie per le transazioni late stage in Europa sono aumentate del 263% rispetto al 2020. Queste valorizzazioni sono principalmente state spinte da qualche operazione pre-Ipo come la società Svedese che fa batterie agli ioni di litio, Northvolt che ha fatto un round di 2,75 miliardi di dollari o TradeRepublic che ha fatto un aumento di capitale di 900 milioni con Sequoia raggiungendo una valorizzazione di 5,3 miliardi. Interessante però notare che le valorizzazioni “early-stage” hanno avuto un incremento molto più contenuto. Questo si spiega dalla complessità del nostro mercato frammentato che conta vari paesi, vari ecosistemi, varie lingue etc… Per questo motivo, soprattutto per gli investitori esteri, è sempre difficile investire agli inizi di queste grandi società, prima che siano conosciute. Guardando alle valorizzazioni delle società statunitensi, la storia è un po’ diversa. Sia early che late stage, le valorizzazioni medie sono aumentate tra il 50 e il 100% rispetto al 2020. Le valorizzazioni europee sono sempre più contenute rispetto a quelle statunitensi anche se sui deal late-stage, l’intervallo si sta riducendo.

Tutto questo dimostra che l’ecosistema tecnologico europeo è un mercato da considerare per gli investitori. Ma è importante mantenere una disciplina negli investimenti, soprattutto tenendo conto dei prezzi di entrata.